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Finis terrae, 2023

GPE-0160

Stampa UV, collage e disegno a matita e matita rossa

Fedrigoni Premium White 270 g (foglio), Garda Matt 115 g (veduta prospettica), Garda Matt 130 g (figura femminile)

Tavola ripiegata 40 x 28 cm, aperta 40 x 56 cm

Firmato al recto, in basso a destra: “Giulio Paolini”

Numerazione manoscritta non autografa al recto, in basso a sinistra

40 esemplari in numeri arabi da 1/40 a 40/40
30 esemplari in numeri romani da I/XXX a XXX/XXX
5 esemplari ad personam da 1 AdP 1 a 5 AdP

Colophonarte, Belluno

EDP Euro Digital Printing, Sant’Angelo Lodigiano (LO)

L’edizione è commissionata all’artista da Colophonarte, Belluno – casa editrice fondata nel 1985 e diretta da Egidio Fiorin – in occasione della pubblicazione del libro di Giorgio Griffa e Giulio Paolini intitolato Parole e immagini a due voci, con testi e disegni dei due artisti.

Giorgio Griffa, Giulio Paolini, Parole e immagini a due voci, Colophonarte, Belluno 2023. 41 x 30 cm, 104 pagine, rilegato. Scambio epistolare tra gli autori, testi e disegni degli autori. Tiratura 65 copie in numeri arabi, 30 in numeri romani e 5 ad personam; le prime 40 copie in numeri arabi, le copie in numeri romani e ad personam, inserite in un astuccio di tela grezza con laccio di chiusura in cuoio, includono un’edizione di Paolini e una di Griffa, inserite ai contropiatti rispettivamente anteriore e posteriore tra quattro tasche triangolari.

Il colophon del libro riporta informazioni relative ai contenuti, alla tecnica di stampa, alla tiratura del libro, allo stampatore, alla tecnica e alle misure delle due edizioni, all’editore (in collaborazione con Archivio Giorgio Griffa e Fondazione Giulio e Anna Paolini), alla data e al luogo di stampa (”giorno di Sant’Evaristo”, Belluno). Numerazione in basso al centro.

Dieci brevi scritti inediti dell’artista, in calligrafia manoscritta e accompagnati da altrettanti disegni, relativi all’utilizzo della prospettiva nel proprio lavoro, quale espediente per mettere in gioco e osservare a distanza l’idea stessa di rappresentazione.

La tavola, con piegatura centrale, reca applicata la riproduzione di un disegno architettonico, tratto da un manuale seicentesco di prospettiva1, con un riquadro in rosso che pone in risalto l’impianto lineare orientato verso il punto di fuga al centro della tavola. Alcune linee della costruzione prospettica trovano un proseguimento delineato in rosso, a raggiera, tutt’intorno all’immagine, mentre un riquadro a matita circoscrive il disegno seicentesco, facendo eco all’inquadratura interna. In primo piano si staglia l’immagine della Danzatrice con i cembali (1812) di Antonio Canova, applicata a collage, che pur orientata verso la linea d’orizzonte sembra rifuggire l’intensità della visione, come indicano il capo reclinato verso destra e il braccio piegato.
Il tema della prospettiva richiama le note di testo dell’artista redatte per il libro al quale l’edizione è allegata, che chiariscono le ragioni dell’utilizzo di questo espediente così essenziale nel suo lavoro. Per Paolini, la prospettiva genera una spazialità, una profondità di campo che consente di “entrare in scena”, ma nello stesso tempo crea una distanza che permette di osservare il palcoscenico stesso della rappresentazione. La falsariga prospettica rende visibile una figura o un oggetto e nello stesso tempo lo rivela come immagine: come un’illusione, un mirabile ma inafferrabile artificio. In questo senso, la raffigurazione prospettica e l’inquadratura di un quadro si equivalgono: entrambe definiscono una soglia, oltre la quale si apre un’altra dimensione, senza “pesi e misure”. Una linea di confine, come suggerisce la locuzione latina del titolo, “finis terrae” (fine della terra)
2, oltre la quale lo sguardo sconfina in terra ignota.
L’edizione trae origine dal collage documentato nel Catalogo ragionato online delle opere su carta al numero GPC-2279.

1 La stessa veduta architettonica di Jan Vredeman de Vries compare la prima volta nell’edizione Senza titolo del 1976 (GPE-0026), occasionalmente negli anni Ottanta (GPC-0370) e soprattutto dal 2008 (cfr. l’edizione L’offerta musicale, GPE-0118, tra le opere su carta GPC-1116, GPC-1792, GPC-1289, GPC-1644, GPC-1793, GPC-2361 e tra i quadri GPO-1184).
2 Il titolo Finis terrae nasce nel 2018, per un’opera di grande formato (GPO-1070).

Figura: Antonio Canova, Danzatrice con i cembali, 1812, gesso, 187 x 80 x 55 cm, Bode Museum, Berlino. 
Tavola prospettica: Jan Vredeman de Vries,
Perspective, Beuckel Nieulandt for Hendrick Hondius, Leida-L’Aia, 1604-05 (riproduzione tratta da Jan Vredeman de Vries, Perspective, Dover Publications, New York, 1968, s.p.).

Scheda a cura di Bettina Della Casa e Maddalena Disch, 30/01/2026