Eco nel vuoto, 2018
GPO-1066
Stampe fotografiche montate tra sagome di plexiglas, masso e frammenti di pietra artificiale, pannelli fotografici, cornici dorate, cavo d’acciaio
Due stampe fotografiche 131.5 x 62 cm ciascuna, masso 173 x 94 x 68 cm, quindici pannelli e quindici cornici 40 x 60 cm ciascuno, misure complessive variabili
Opera non più esistente
L’opera è stata ideata in occasione di un’esposizione collettiva alle Gallerie Nazionali di Arte Antica, Palazzo Barberini, Roma, per la Sala Ovale che ospita il Narciso (1597-99) di Caravaggio. La sagoma fotografica, capovolta e sospesa al soffitto, riproduce la ninfa Eco (ripresa da un dipinto di Alexandre Cabanel), mentre al suolo un masso artificiale campeggia al centro di una deflagrazione di particolari del Narciso di Caravaggio, sparsi tra cornici dorate e frammenti di pietra artificiale.
L’opera si richiama ai destini tragici di Eco e Narciso, narrati dalla mitologia greca, secondo cui Eco, disperatamente innamorata di Narciso, muore consumata dal dolore per l’amore non corrisposto e viene trasformata in roccia, mentre Narciso, perdutamente innamorato della propria bellezza riflessa nell’acqua, muore nel tentativo di toccarla. Da qui l’associazione della ninfa al masso, e di Narciso allo specchio d’acqua, evocato attraverso l’allestimento delle cornici e dei dettagli fotografici della parte inferiore del Narciso di Caravaggio.
In senso lato, l’opera coniuga i richiami alla mitologia classica con quelli alla propria “mitologia”. I destini dei due protagonisti si sovrappongono a quello dell’Artista, costantemente alla ricerca della Bellezza, pur consapevole della vanità del suo desiderio – un mito ripetutamente messo in scena da Paolini fin dalla Caduta di Icaro (1981). Le cornici dorate rappresentano il quadro ideale, invocato sempre da capo ma di volta in volta mancato. Le dimensioni 40 x 60 cm delle cornici e dei pannelli fotografici riprendono quelle di Disegno geometrico (1960, GPO-0001), punto d’origine della ricerca paoliniana e matrice concettuale della sua poetica; la moltiplicazione e la disseminazione disperdono l’Uno – l’Assoluto, il modello – nel molteplice e nella frantumazione.
• Alexandre Cabanel, Écho, 1874, olio su tela, 97.8 x 66.7 cm, The Metropolitan Museum of Art, New York.
• Caravaggio, Narciso, 1597-99, olio su tela, 112 x 92 cm, Gallerie Nazionali Barberini Corsini, Roma.
| 2018 | Roma, Gallerie Nazionali di Arte Antica Palazzo Barberini, Eco e Narciso. Ritratto e autoritratto nelle collezioni del MAXXI e delle Gallerie Nazionali Barberini Corsini, 18 maggio - 28 ottobre, ripr. col. pp. 32, 34-35, 38-39, 41, 43 (vedute dell’opera in mostra), scheda di E. Farina p. 43, riferimenti nella conversazione tra F. Gennari Santori e B. Pietromarchi pp. 33, 36. |
| • | L. Corrain, M. Vannoni, L’ellissi riflessa. Le fatali attrazioni nel vuoto di Eco e Narciso, in “Antinomie”, blog collettivo, 21 marzo 2021, s.p., ripr. col. |
| • | L. Corrain, In forma di apertura, in Anacronie. Leggibilità tra passato e presente nel display delle arti, a cura di Id., Bononia University Press, Bologna 2021, pp. 139-140, 145-158, ripr. pp. 146, 149, 152 e ripr. col. in copertina. |
| • | L. Corrain, Il velo dell’arte. Una rete di immagini tra passato e contemporaneità, La casa Usher, Firenze 2022, pp. 223-224, 226-230, 236, ripr. col. n. XXXII (veduta espositiva Roma 2018), ripr. pp. 227, 229, 230 (particolare). |
| • | Ovidio, Le Metamorfosi, Giulio Einaudi editore, Torino 2022, ripr. col. p. 123. |
| • | L. Corrain, Un dialogo fra il Beato Angelico e Giulio Paolini, in “Actes Sémiotiques”, magazine online semestrale, n. 127, Limoges, 14 luglio 2022, p. 31, non ripr. |