Senza titolo (dalla serie dei “Disegni”), 1964
GPC-0044
Due fogli da disegno, dei quali uno con iscrizione a inchiostro nero
Due elementi 65.4 x 51 cm ciascuno
Firmato e datato sul foglio da disegno, al recto, in alto a sinistra: “Giulio Paolini 1964”
Kunst Museum, Winterthur
Acquistato nel 2010, n. inv. Z.2010.20
L’allestimento dell’opera, proposto nel 2010 dall’artista al Kunst Museum di Winterthur, prevede due cubi di plexiglas 80 x 80 x 80 cm ciascuno, collocati l’uno sopra l’altro, lievemente sfalsati: quello inferiore funge da base, quello superiore da teca di protezione.
All’interno del cubo superiore, il foglio firmato viene allestito in posizione aperta e leggermente sfalsato, in modo da porre in risalto la piegatura e non apparire completamente piatto (la parte superiore del foglio firmato può essere alzata lievemente, in modo da appoggiare al lato della teca). Il secondo foglio, ugualmente aperto, va posato liberamente, in posizione sfalsata sia rispetto al primo, sia rispetto alla teca.
In alternativa, il Disegno può essere allestito in un espositore di plexiglas: altezza 20 cm, larghezza e lunghezza tali da lasciare almeno 5 centimetri di respiro sui quattro lati.
Il foglio firmato va disposto sul fondo dell’espositore, leggermente sfalsato e in posizione dischiusa, in modo da lasciare a vista la piegatura del foglio e non apparire completamente piatto (il lato firmato è da intendersi come recto). Il secondo foglio va posato liberamente, anch’esso in posizione sfalsata.
O ancora, sempre in sede museale, secondo la situazione e le possibilità: allestimento su base bianca o di plexiglas 80 x 80 x 50 cm oppure 80 x 80 x 80 cm, con teca in plexiglas di 40 x 80 x 50 / 40 x 80 x 80 cm.
Un foglio da disegno, firmato e datato in alto a sinistra e piegato in quattro, contiene un altro foglio identico, vergine.
L’equivalenza tra contenitore e contenuto trova un riscontro nella variante che vede due fogli uguali, ma ripiegati e uniti con punti metallici (GPC-0026), così come in quella con un foglio di carta bianca, leggermente più piccolo (GPC-22).
L’opera appartiene alla serie dei cosiddetti “Disegni” realizzati nel 1964, in un numero sconosciuto di esemplari (finora ne sono noti una trentina). Da un esempio all’altro, il foglio da disegno rivela al suo interno un elemento cartaceo, un oggetto oppure un’immagine, che in molti casi rinvia – per implicita corrispondenza – al foglio medesimo o al concetto di disegno. In questo senso, la corrispondenza fra contenitore e contenuto, “immagine” e supporto, in cui l’uno rinvia all’altro attraverso una preliminare applicazione della mise en abîme, si sviluppa parallelamente agli esiti maturati dall’artista nei lavori coevi con tavole di compensato, presentati nella sua prima mostra personale alla Galleria La Salita a Roma (cfr. da GPO-0052 a GPO-0063, GPO-0067; M. Disch, Giulio Paolini. Catalogo ragionato 1960-1999, Skira editore, Milano 2008, cat. nn. 52-63, 67).
“Il titolo ‘Disegni’, tra virgolette, è volto a disorientare l’osservatore di queste opere che sono e, al contempo, non sono dei disegni: lo sono, in quanto ne hanno la medesima natura (il supporto); non lo sono perché non accolgono alcun segno grafico”1. Il concetto di “disegno” viene infatti indagato anzitutto – talora in modo ironico – attraverso la natura del suo supporto convenzionale, il foglio di carta, mettendo in gioco la sua superficie, la sua estensione e la sua visibilità.
“Nei ‘Disegni’ l’idea è di escludere qualsiasi tipo di intervento o di manipolazione diretta. Il foglio sigla perciò soltanto i termini di una pura coincidenza (la firma e l’anno) e trattiene, ma non elabora, quel dato materiale (un altro foglio, la matita, una riproduzione, uno strumento di lavoro) che risulta così implicato in un progetto senza intenzione né finalità”2.
In origine, l’artista aveva concepito la presentazione di queste opere in modalità ripiegata – enfatizzandone la provocazione e l’enigmaticità del fatto percettivo – come attesta un allestimento realizzato in studio3. Di fatto, per ragioni espositive e funzionali, i “Disegni” vengono esposti con i fogli dischiusi, allestiti in un espositore o teca di plexiglas, per convalidarne l’estraneità rispetto al concetto ordinario di disegno destinato a una presentazione a parete.
1 G. Paolini in conversazione con I. Bernardi, 22 ottobre 2012.
2 G. Paolini, Idem, Giulio Einaudi editore, Torino 1975, p. 42, nuova edizione Electa, Milano 2023, p. 68.
3 Cfr. Giulio Paolini 1960-1972, catalogo della mostra, Fondazione Prada, Milano 2003, ripr. p. 103.
| 2009 | Zurigo, Galerie Annemarie Verna, Giulio Paolini. Aula di disegno (Happy Days), 9 ottobre - 28 novembre. |
| 2011 | Winterthur, Kunstmuseum Winterthur, 9 aprile - 17 luglio, selezione di opere della collezione permanente in margine all’esposizione personale di Fausto Melotti. |
| 2016 | Winterthur, Kunstmuseum Winterthur, Von Giorgio de Chirico bis Alighiero Boetti. Italienische Zeichnungen und Druckgraphik aus der Sammlung, 10 maggio - 30 ottobre. |
| • | 90. Jahresbericht 2010 Kunstverein Winterthur, Kunstverein Winterthur, Winterthur 2011, p. 12, ripr. col. p. 40. |
| • | Von Lucio Fontana bis Thomas Schütte. Kunstmuseum Winterthur, Graphische Sammlung, Band 2, a cura di D. Schwarz, Kunstmuseum Winterthur, Winterthur 2016, pp. 74-75 (riferimenti nel testo del curatore), 81 (scheda ragionata), ripr. col. n. 55 p. 88 (veduta espositiva Winterthur 2011). |