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Tout ce qu’il y a de beau en Italie, 1986

GPO-0570

Collage su stampa fotografica e su vetro

Dodici elementi incorniciati 75.5 x 75.5 cm ciascuno, misure complessive 308 x 231 cm

Collezione privata

Dodici elementi incorniciati, uniti a brevi intervalli a formare un grande quadro, riproducono un’incisione raffigurante un disegnatore in un paesaggio di rovine1 che l’artista ha trasformato nell’immagine di un volto visto di profilo, inserendo un occhio2 e nascondendo la parte superiore con una fascia di carta nera per risaltare la sagoma dell’ipotetica testa. Ognuno dei dodici elementi si compone di un collage costituito da: 1) un particolare del disegnatore di rovine, di volta in volta ruotato e inscritto in un percorso a spirale che converge nell’antro-orecchio, 2) un piccolo frammento circolare di una riproduzione a colori del sistema solare, 3) uno o due frammenti lacerati della risposta pervenuta all’artista da nove amici, interpellati a esprimere un suggerimento in merito a “tutto ciò che c’è di bello in Italia”3. L’elemento con l’occhio reca inoltre applicato sul vetro, in corrispondenza della pupilla, un minuscolo mappamondo di metallo. In alto, il fondo di carta nera è costellato da corpi celesti rappresentati da piccoli elementi di carta bianca e argentata.
La complessa immagine trova la propria chiave di volta nel nove, inteso come cifra dell’assoluto. Portavoce dei nove personaggi interpellati, l’autore-disegnatore ripetuto nove volte nel paesaggio di rovine rinnova senza sosta il proprio smisurato e azzardato desiderio di cogliere il Tutto, simboleggiato dal mappamondo nell’occhio-teatro, dai nove pianeti e dalla totalità menzionata nel titolo. Un desiderio, tuttavia, destinato a perdersi nel buco nero dell’antro-orecchio, evocante uno zero.

1 La fotografia riproduce l’incisione Artist recording Assyrian bas-reliefs, ripresa da A.H. Layard, Nineveh and Its Remains, vol. II, Londra 1849.
2 Si tratta dell’occhio che riflette l’interno del teatro progettato da Claude Nicolas Ledoux per Besançon. Cfr. C.N. Ledoux, L’Architecture, vol. II, Parigi 1804, p. 113.
3 Il carteggio fra l’artista e i nove interlocutori – Mario Diacono, Rudi Fuchs, Remo Guidieri, Pontus Hulten, Françoise Lambert, Sol LeWitt, Dora Stiefelmeier, Cy Twombly, Gianfranco Verna – è pubblicato in Ultime, catalogo della mostra, Castello di Volpaia, Radda in Chianti 1986, pp. 98-105. La locuzione francese, proposta come motivo di riflessione ai nove amici, è ripresa da una dichiarazione espressa da Luigi XIV al suo ministro Colbert verso il 1661: “Nous devons faire en sorte d’avoir en France tout ce qu’il y a de beau en Italie”.

Austen Henry Layard, Artist recording Assyrian bas-reliefs, 1849, incisione (riproduzione tratta da “Res”, n. 9, Cambridge University Press, Spring 1985).
Occhio: incisione raffigurante l’interno del teatro progettato da Claude Nicolas Ledoux per Besançon (riproduzione tratta da Claude-Nicolas Ledoux,
L’Architecture, Parigi 1804, vol. II, p. 113).
Pagine prelevate dal carteggio fra Giulio Paolini e nove interlocutori – Mario Diacono, Rudi Fuchs, Remo Guidieri, Pontus Hulten, Françoise Lambert, Sol LeWitt, Dora Stiefelmeier, Cy Twombly, Gianfranco Verna – pubblicato in Ultime, catalogo della mostra, Castello di Volpaia, Radda in Chianti 1986, pp. 98-105.
Titolo tratto da Francis Haskell, Nicholas Penny,
Taste and the Antique: The Lure of Classical Sculpture 1500-1900, Yale University Press, New Haven, Connecticut 1982, VI capitolo.

1986 Radda in Chianti, Castello di Volpaia, Ultime, 6-21 settembre, non ripr., capitolo monografico con materiali vari pp. 93-111.
1989 Milano, Le Case d’Arte, Giulio Paolini, [date sconosciute] 1989.
G. Paolini in Ultime, catalogo della mostra, Castello di Volpaia, Radda in Chianti 1986, 95-98, 107 (ripubblicato in Id., Suspense. Breve storia del vuoto in tredici stanze, Hopeful Monster editore, Firenze 1988, pp. 72-75).
G. Paolini, Suspense. Breve storia del vuoto in tredici stanze, Hopeful Monster editore, Firenze 1988, ripr. pp. 73 (veduta espositiva Radda in Chianti 1986), 74-75 (particolare).
S. Vertone, Il gioco delle regole, in Giulio Paolini, catalogo della mostra, Galleria Nazionale d’Arte Moderna, Roma, Arnoldo Mondadori Editore - De Luca Edizioni d’Arte, Milano-Roma 1988, pp. 15-16, non ripr.
F. Poli, Note di lettura, in Id., Giulio Paolini, Lindau, Torino 1990, p. 28, ripr. n. 156 (veduta espositiva Radda in Chianti 1986; ripubblicato in Giulio Paolini. Von heute bis gestern / Da oggi a ieri, catalogo della mostra, Neue Galerie im Landesmuseum Joanneum, Graz, Cantz Verlag, Ostfildern-Ruit 1998, p. 45, non ripr.).
Giulio Paolini, Mimmo Paladino, BSI SA, Lugano 2000, ripr. col. s.p. (manca il piccolo mappamondo applicato sul vetro).
Oggi per domani. Cinque artisti contemporanei nella Collezione BSI, catalogo della mostra, Museo Cantonale d’Arte, Lugano, Skira editore, Milano 2001, pp. 120-121 cat. n. 79 (non esposto in quanto oggetto di furto prima della mostra), ripr. col. (manca il piccolo mappamondo applicato su vetro).
D. Lancioni, Squadratura, quadro, quadrante, in Giulio Paolini: Quadrante. Viaggio intorno a un’idea di esposizione, catalogo della mostra, Villa Medici, Roma, Edizioni dell’Oca, Roma 2002, p. 61, non ripr.
Nello spazio del cosmo, catalogo della mostra, Fonte d’Abisso Arte, Milano, Mazzotta, Milano 2005, ripr. p. 22.
M. Bandini, M.C. Mundici, M.T. Roberto, Luciano Pistoi: “inseguo un mio disegno”, Hopefulmonster editore, Torino 2008, ripr. pp. 63, 327 (vedute espositive Radda in Chianti 1986).
M. Disch, Giulio Paolini. Catalogo ragionato 1960-1999, Skira editore, Milano 2008, vol. 2, cat. n. 570, pp. 582-583, ripr. col.
Scheda a cura di Maddalena Disch , 02/02/2026