Casa di Lucrezio, 1981-82
GPO-0481
Due calchi di gesso interi e due in frantumi, tessuti, frammenti di tavoletta in gesso incisa, basi bianche
Due calchi h 42 cm ciascuno, quattro basi 120 x 30 x 30 cm ciascuna, misure complessive variabili
Institut d’art contemporain, Villeurbanne, Dépôt du Nouveau Musée/Collection Souvenir
Donazione CIC Lyonnaise de Banque, 1993, n. inv. D.2008.012
1. Le quattro basi formano i vertici di un quadrato ruotato in diagonale rispetto agli assi dell’ambiente.
2. I due calchi interi vanno collocati su due basi non contigue (ossia su un asse diagonale) e in modo che guardino la base immediatamente successiva in senso orario; nell’insieme, la loro collocazione istituisce una dinamica circolare; a ciascuno dei due calchi è appoggiato un frammento di tavoletta.
3. Il tessuto grigio scuro a terra va dispiegato verso l’esterno rispetto alle basi (non verso la base successiva con il tessuto nero appallottolato sopra la base); non deve essere teso, bensì restare mosso.
4. Il tessuto bianco avvolge il calco fin sopra gli occhi.
5. Il tessuto grigio chiaro avvolge a 3/4 i frammenti di gesso; un frammento di calco va appoggiato alla fine sul tessuto avvolto; l’altra estremità del tessuto ricade al suolo lungo la base.
6. Il tessuto nero deve essere appallottolato in modo compatto al centro della base e affiancato da un frammento di tavoletta; i frammenti del calco vanno disposti ai piedi della base, come se il calco fosse caduto a terra.
Casa di Lucrezio è un tema sviluppato in nove varianti complessive, realizzate tra il 1981 e il 1984 (da GPO-0452 a GPO-0458, GPO-0481, GPO-0517). Comune denominatore tra i lavori è la frammentazione di una tavoletta di gesso con inciso il disegno del labirinto scalfito su un pilastro dell’abitazione di Lucrezio a Pompei1, abbinata a una rassegna di possibili sembianze del poeta latino, evocato attraverso il calco in gesso di una testa antica e un tessuto drappeggiato. Il ricalco dell'antica incisione è frantumato in un numero variabile di frammenti che accentua la componente labirintica2. La graduale suddivisione del disegno definisce anche una complementare moltiplicazione dei volti del poeta, che insieme alle diverse posizioni del calco e alle variazioni di colore dei tessuti amplifica via via la domanda sulla possibilità di definizione di una figura inafferrabile.
L’ottava versione della Casa di Lucrezio si distingue dalle altre per la scelta del calco – in questo caso una testa romana, ispirata ai quattro busti della Salle des Statues del Musée des Beaux-Arts di Digione, dove l’opera era stata esposta per la prima volta – e per i tessuti nei toni compresi dal bianco al nero. I quattro episodi costitutivi di questa variante sono allestiti in modo che le coppie complementari dei calchi rispettivamente interi e rotti si contrappongano in diagonale. Nella successione in senso antiorario si succedono: 1. un calco intero fasciato con un drappo bianco fino all’altezza degli occhi, collocato sulla base insieme a un frammento del ricalco labirintico; 2. i cocci di una testa in frantumi avvolti in un tessuto grigio chiaro e posati sopra la base; 3. un calco intero e una porzione del disegno collocati sopra la base, mentre un tessuto color antracite è disposto al suolo; 4. un calco della testa deflagrato a terra, un coccio e il frammento della tavoletta di gesso avvolti in un tessuto nero posati sopra la base.
“L’intenzionalità di questo lavoro sta nell’evocare – e non nel rappresentare – l’idea del continuo divenire di uno spazio possibile, abitato dalla poesia. Il titolo porta a un altro luogo, i calchi indicano un loro luogo d’origine, il disegno del labirinto evoca non solo un altro luogo – la Casa di Lucrezio – ma anche la figura simbolica del labirinto. Sono vari elementi tutti intenzionati a sottrarsi alla visione per suggerire, invece, un vuoto denso di evocazione, un fare spazio alla possibilità di immaginazione che ognuno di noi ha”3.
1 Il disegno originale con la scritta “Labyrinthus Hic Habitat Mynotaurus” è stato tratto dall’Enciclopedia Einaudi, Torino 1979, vol. 8, p. 12, voce “labirinto”, citato come labirinto “su un pilastro della Casa di Lucrezio”. Di fatto, la casa pompeiana presso la quale fu rinvenuto il disegno è la domus del duoviro Marco Lucrezio Frontone e non del poeta Tito Lucrezio Caro (cfr. G. Sarullo, Labirinti a Pompei: a proposito di CIL IV 2331, in “Oebalus. Studi sulla Campania nell’Antichità”, vol. 3, Roma 2008, pp. 203-223, ringrazio Stefano Menichini per la comunicazione). Paolini stesso non ricorda se la sua associazione fu una licenza poetica o un errore inconsapevole.
2 Il disegno è stato inciso su tavolette di gesso di 35 x 35 cm, successivamente frantumate.
3 G. Paolini nell’intervista di F. Pasini, in “L’Illustrazione italiana”, n.s., a. V, n. 24, Milano, novembre 1985, p. 21. Sul labirinto come fonte di ispirazione per la Casa di Lucrezio cfr. anche G. Paolini nell’intervista di C. Grenier, in “Flash Art” (edizione francese), n. 3, Milano, primavera, 1984, p. 41 (ripubblicato in Giulio Paolini. La voce del pittore - Scritti e interviste 1965-1995, a cura di M. Disch, ADV Publishing House, Lugano 1995, p. 191, con errori nella fonte bibliografica).
• Testa romana, Musée des Beaux-Arts, Digione.
• Disegno del labirinto con la scritta tratto da Enciclopedia Einaudi, Torino 1979, vol. 8, p. 12 (voce “labirinto”).
| 1983 | Digione, Musée des Beaux-Arts, Présence discrète, 10 gennaio - 28 febbraio, documentazione in “Plus”, n. 1, Digione, aprile 1985, pp. 34-35, ripr. (vedute dell’opera in mostra). |
| 1984 | Villeurbanne, Le Nouveau Musée, Giulio Paolini, 20 gennaio - 18 marzo, vol. Images/Index ripr. pp. 120-121 (veduta espositiva Digione 1983). |
| 1985-86 | Montréal, Musée d’art contemporain, Giulio Paolini, 7 luglio - 8 settembre, itinerante: Vancouver, Vancouver Art Gallery, 29 novembre 1985 - 19 gennaio 1986, stesso catalogo esposizione personale Villeurbanne 1984. |
| 1986 | Charleroi, Palais des Beaux-Arts, Giulio Paolini, 15 febbraio - 30 marzo, stesso catalogo esposizione personale Villeurbanne 1984. |
| 1994 | Villeurbanne, Le Nouveau Musée, Toujours moderne, 9 settembre - 10 dicembre, senza catalogo. |
| 2001-02 | Lione, Les Subsistances, Sculpture contemporaine. Œuvres de la Collection FRAC Rhône-Alpes de l’Institut d’art contemporain, 23 novembre 2001 - 20 gennaio 2002, citato come esposto, non ripr. |
| 2006 | Chambéry, Musée des Beaux-Arts, Faces à Faces, 7 ottobre 2006 - 8 gennaio 2007, senza catalogo. |
| 2008 | Saint-Étienne le Molard (Loira), Château de la Bâtie d’Urfé, Clair-obscur / Chiaroscuro. Ambition d’art bis, 20 giugno - 19 ottobre, senza catalogo. |
| 2014 | Lione, École Normale Supérieure de Lyon, Lione, Lightness. Une légère tension…, 15 maggio - 18 luglio 2014, senza catalogo. |
| 2014 | Villeurbanne, Institut d'art contemporain, Collection à l'étude à Villeurbanne. Expériences de l'œuvre, 19 settembre 2014 - 11 gennaio 2015, senza catalogo. |
| • | G. Paolini nell’intervista di C. Grenier, Giulio Paolini, in “Flash Art” (edizione francese), n. 3, Milano, primavera, 1984, p. 41 (ripubblicato in italiano in Giulio Paolini. La voce del pittore - Scritti e interviste 1965-1995, a cura di M. Disch, ADV Publishing House, Lugano 1995, p. 191, con errori nella fonte bibliografica). |
| • | G. Paolini nell’intervista di F. Pasini, La parola e la mano, in “L’Illustrazione italiana”, a. V, n. 24, Milano, novembre 1985, p. 21 (ripubblicato in Giulio Paolini. La voce del pittore, cit., Lugano 1995, p. 208). |
| • | G. Paolini nell’intervista di E. Pizzo, in Giulio Paolini. Casa di Lucrezio, 1981-84, scheda monografica, Castello di Rivoli Museo d’arte contemporanea, Rivoli 1987. |
| • | “Plus”, n. 1, Digione, aprile 1985, ripr. p. 34, con scheda di C. Besson, X. Douroux e F. Gautherot (documentazione dell’esposizione collettiva Digione 1983). |
| • | Compilation: une expérience de l’exposition, a cura di X. Douroux, F. Gautherot e E. Troncy, Les Presses du réel, Digione 1998, pp. 118-119, ripr. (veduta espositiva Digione 1983). |
| • | M. Disch, Giulio Paolini. Catalogo ragionato 1960-1999, Skira editore, Milano 2008, vol. 1, cat. n. 481, p. 493, ripr. col. (allestimento errato). |
| • | J.L. Maubant, Ambition d’art, Institut d’art contemporain, Villeurbanne, Les presses du réel, Digione 2008, vol. Alphabet, ripr. col. s.p. (pagina pubblicitaria della banca CIC Lyonnaise de Banque; con didascalia errata relativa a un’altra immagine; allestimento errato); vol. Archive, ripr. pp. 23, 36, 37 (vedute espositive Villeurbanne 1984), citato nell’elenco delle opere in collezione p. 230. |